La leggenda della nascita della Sicilia e del Gigante Encelado sepolto sotto l’Etna

Un’antica leggenda racconta che, sepolto sotto l’Etna, si trovi un Gigante di nome Encelado, punito dagli Dei per averli sfidati. E se il vulcano siciliano di tanto in tanto si “risveglia”, è colpa proprio del Gigante Encelado, ancora arrabbiato per l’amara sconfitta

In Sicilia si narra di una feroce battaglia avvenuta tra i Giganti e gli Dei dell’Olimpo, che vide contrapposti Encelado ed Atena e che terminò con la sepoltura di uno dei Giganti sotto il Monte Etna.

La leggenda della nascita della Sicilia e del Gigante Encelado sepolto sotto l’Etna

Lotta fra Atena ed Encelado, su un piatto attico a figure rosse, circa 525 a.C., Museo del Louvre, Parigi

Il mito della nascita della Sicilia e del Gigante Encelado

I Giganti nacquero dalle gocce di sangue del Dio Urano che, versate sulla Madre Terra-Gea, la fecondarono. I Giganti, per vendicare i loro fratelli, i Titani, esiliati nel Tartaro dal Dio Zeus, sfidarono le divinità.

I Giganti presero tre enormi montagne (il Monte Bianco, i monti dell’Asia e il Pindo della Grecia) e le misero una sopra l’altra, cercando, così, di raggiungere l’Olimpo, dimora degli Dei. L’Olimpo, però, era ancora troppo lontano.

Prendete i monti africani – urlò ai fratelli Encelado – e arriveremo al cielo!

Così i Giganti presero tutti i monti dell’Africa e li misero sopra alle altre montagne. Stavano quasi per raggiungere la dimora celeste quando gli Dei, inferociti per l’affronto ricevuto, iniziarono a combattere contro i Giganti.

Atena, Dea della Giustizia, della Temperanza e della Sapienza, inviò la Dea della Vittoria, Nike, a punire il Gigante Encelado, colpevole di aver sfidato gli Dei.

Encelado provò a scappare, ma fu tutto inutile. La Dea, brandendo lo “scudo della giustizia” colpì con forza il malcapitato Gigante.

Il Gigante Encelado, ferito gravemente, cadde dal cielo e precipitò nel mare.

Atena non era, però, soddisfatta e lo ricoprì con un enorme cumulo di terra raccolta sulle sponde del Continente.

Il Gigante Encelado, ormai sconfitto, venne umiliato, come punizione per aver osato sfidare gli Dei.

Caduto in mare e sepolto sotto la terra, si ritrovò schiacciato sotto l’appena nata isola di Sicilia.

Il Gigante Encelado sepolto sotto l’Etna

Secondo la leggenda, ancora oggi Encelado giace sotto la Sicilia.

Il suo alluce del piede destro si trova sotto il Monte Erice. La gamba destra è rivolta verso Palermo mentre la sinistra è rivolta verso Mazara. Le braccia del Gigante si trovano una verso Messina e l’altra verso Siracusa. Il petto è sepolto al centro dell’isola, sotto la città di Enna.

La testa e la bocca di Encelado, infine, si trovano sotto l’Etna. Quando il vulcano sputa fuoco, lapilli e cenere, non è altro che il Gigante Encelado, che ancora non è riuscito a domare la sua rabbia per la misera fine che è stato costretto a subire.

Il mito greco di Encelado e della nascita della Sicilia non è altro che una spiegazione “popolare” all’attività eruttiva del vulcano, al tempo spaventosa e circondata da un alone di mistero. In Grecia ancora oggi è comune riferirsi ad un terremoto usando l’espressione “colpo di Encelado”.

A causare scosse di terremoto ed eruzioni, sempre secondo la leggenda, sarebbero proprio i movimenti di Encelado, che ancora si torcerebbe dal dolore e dalla rabbia sotto terra.

Anche Virgilio, nell’Eneide (Libro III), parla del Gigante sepolto sotto il Monte Etna:

È per se stesso
a’ vènti inaccessibile e capace
di molti legni il porto ove giugnemmo;
ma sí d’Etna vicino, che i suoi tuoni
e le sue spaventevoli ruine
lo tempestano ognora. Esce talvolta
da questo monte a l’aura un’atra nube
mista di nero fumo e di roventi
faville, che di cenere e di pece
fan turbi e groppi, ed ondeggiando a scosse
vibrano ad ora ad or lucide fiamme
che van lambendo a scolorir le stelle;
e talvolta, le sue viscere stesse
da sé divelte, immani sassi e scogli
liquefatti e combusti al ciel vomendo
in fin dal fondo romoreggia e bolle.

È fama, che dal fulmine percosso
e non estinto, sotto a questa mole
giace il corpo d’Encèlado superbo;
e che quando per duolo e per lassezza
ei si travolve, o sospirando anela,
si scuote il monte e la Trinacria tutta;
e del ferito petto il foco uscendo
per le caverne mormorando esala,
e tutte intorno le campagne e ‘l cielo
di tuoni empie e di pomici e di fumo.

Immagine: Lotta fra Atena ed Encelado, su un piatto attico a figure rosse, circa 525 a.C., Museo del Louvre, Parigi

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